Musiche di Tchaikovsky

 

 

 

 

 

 

Musiche di TchaikovskyMusiche di Tchaikovsky

Sopracoperta e coperta del libro

 

                                                      

                                 RECENSIONI

 

 1.  Valutazione  da parte della Curcio Editore

Romanzo giudicato positivamente, con proposta di contratto ventennale. Rifiutato dall'autore perché troppo vincolante.

Lettrice-referee: Giulia Segnalini

 

TRAMA

Racconto della vita dell’autore che si cela sotto lo pseudonimo e le mentite spoglie di Giorgio per meglio raccontare, con un pizzico di fantasia, la propria storia e quella delle persone che hanno incrociato la sua vita. Ambientata per lo più nella Sicilia del XX secolo, la vicenda comincia con le nozze dei genitori  di Giorgio, prosegue con la morte del padre e segue la vita del bambino attraverso la scuola e l’università, il primo amore e le prime vere esperienze sentimentali, la carriera da professore e finalmente il matrimonio e tre figli, fino al coupe de theatre finale con il funerale del protagonista, svoltosi esattamente come questi da vivo aveva richiesto, dalla partenza da Perugia al viaggio fino all’amata Sicilia, passando pe r ogni luogo in cu l’amore l’aveva avvinto e salutando così tutte le innamorate di una vita. Il titolo fa riferimento al momento del funerale che viene in opar6te accompagnato in ogni fase da una melodia diversa di Bach, Mozart e, ovviamente, Tchaikovsky, di cui l’autore sceglie souvenir d’un lieu cher (memoria di un luogo caro) e l'allegro con grazia.

VALUTAZIONE

Stile/linguaggio: scrittura elegante, a tratti forbita come a voler rendere l’amorevole deferenza dell’autore per i personaggi ricordati (è il caso del maestro Morello). Largo uso del dialetto siciliano che ancora piacevolmente il lettore istruito diquesto nel territorio in cui si svolge la vicenda, mentre rende un po’ difficoltosa la lettura a chi non lo comprende ( non c’è traduzione italiana). Stile raffinato e delicato che coinvolge in una lettura gradevole, in cui il lettore riesce a sentire e a condividere facilmente i pensieri, i ricordi e le sensazioni dell’autore.

Personaggi/dialoghi: Prsonaggi disegnati con delicatezza ma in modo approfondito, credibili. Protagonista del romanzo, ancorpiù di Giorgio, è la sicilianità, che traspare prepotente, sia dal linguaggio che dai modi di fare, dire ed essere dei personaggi stessi. Giorgio diventa protagionsita più che  altro del periodo post adolescenziale in poi, mentre nei capitoli precedenti a fare da protagonista sono le ampie digressioni con personaggi secondari, luoghi e costumi dell’Isola. Ambientazione: varie località della Sicilia e Perugia: in entrambi i casi si percepisce la conoscenza duiretta dell’autore e l’affetto che lo lega profondamente a questi luoghi. Nel capitolo dodici, per esempio, Siracusa viene descritta con pennellate veloci, ma molto evocative per chi conosce la città.

Trama/intreccio: la trama e l’intreccio del testo non riservano grandi sorprese o momenti di suspence, ma seguono la tranquilla vita dell’autore, lasciando che le sue esperienze di bambino e di uomo intessano un romanzo di formazione dai tratti gentili e piacevoli, caratterizzato da ampie digressioni in cui i ricordi  giocano un ruolo fondamentale. Il funerale del protagonista è il  giusto epilogo alla vicenda, poiché Giorgio torna sui propri passi per dire addio alla propria vita e alle persone che l’hanno accompagnata, con particolare attenzione al suo primo innamoramento giovanile, Tresa, forse il più grande alla fine degli amori della sua vita, perduto ancor prima di sbocciare.

Il romanzo affascina per la scrittura delicata e raffinata che conquista immediatamente per il tocco leggero  con cui descrive personaggi e situazioni  anche non facili (è per esempio una breve scena di sesso nel capitolo 12 descritta con grande delicatezza e con un sorriso sulle labbra di chi legge e probabilmente di chi scrive).

 

2. Autore: Gianluca Prosperi

Critico letterario

 Tra Sicilia e Umbria

EPIFANIE DI UNA VITA ORDINARIA

Nella prima opera narrativa di Salvatore Sorriso

  Comincia come storia di famiglia, il romanzo di Salvatore Sorriso, Musiche di Tchaikovsky, per poi concentrarsi  sulle vicende del protagonista  Giorgio Miles, sotto la cui identità si cela l’autore nel suo percorso esistenziale, dilatato nelle fasi dell’infanzia e dell’adolescenza  e condensato invece in quelle della maturità. In gran parte è dunque una narrazione autobiografica che tuttavia lascia  margini  all’invenzione, quella sorta di “rappezzo” (per usare un termine dell’ autore), a suo modo integrativo o sostitutivo nel “canovaccio” del vissuto, in cui la rivisitazione memoriale, mescola ad arte vero e verosimile, senza che il lettore possa comunque discriminarne i confini. Ma è altresì un affresco ambientale e sociale della Sicilia, nella tradizione della letteratura meridionale, per la  descrizione dei luoghi (tra Licata, Modica, Catania, Siracusa, Canicattì Bagni…) e per il sapiente tratteggio  dei tipi caratteristici, esemplari di un’umanità marginale (Mba Luici, Carminello, Purpuchiroti) e degli altri personaggi  che fanno da contorno e accompagnano nella sua crescita il protagonista, a contatto con la natura e il paesaggio isolani. Così come l’ampio e frequente ricorso al dialetto nei dialoghi trasmette, più ancora del colore locale, la corale sedimentazione popolare, nutrita di massime, modi di dire e annotazioni di costume. Altrettanti stadi di un’ “educazione sentimentale” sono quindi rappresentati, nelle diverse modalità e caratterizzazioni, dalle figure femminili (Tresa, Lidia, Marisa, Maria Elèna), in un racconto  che in senso cronologico, dopo gli antecedenti familiari dei primi decenni del Novecento,  si snoda dagli eventi  bellici  che coinvolgono la Sicilia nel 1943, con lo sbarco  delle truppe alleate, durante la Seconda guerra mondiale, per seguire in particolare, sullo sfondo della successiva storia nazionale, l’itinerario di una vita. Ne cadenzano così le principali tappe, le iniziali e significative esperienze  dell’infanzia dalla duratura impronta (e perciò narrativamente prolungata), il primo giovanile innamoramento e le altre relazioni  erotico-sentimentali, la vita scolastica e le scelte universitarie, l’attività professionale (di docente universitario di Chimica-Fisica), il matrimonio e la nascita dei figli. Il precedente trasferimento a Perugia scandisce la seconda parte nella biografia di Giorgio che utilizzerà il tempo libero a visitare la città che lo ospitava e i “deliziosi dintorni dei quali si era presto invaghito”, tanto da ispirare (nel capitolo dal dichiarativo titolo A Perugia con amore) una affettuosa digressione descrittiva della terra umbra, divenuta d’elezione: “Ne ammirava quell’atmosfera soffusa di Medio Evo, nella quale si avvolgevano grandi e piccole località, come se fossero gelose del proprio passato. Quella luce, a volte tagliente altre indecisa, di vetrate multicolori, che solcava il buio antico delle navate, lo ammutoliva  ed estasiava col suo messaggio mistico; non faceva differenza tra la sensazione di forza che emanava dalle cattedrali romaniche e quella di contenuta eleganza proveniente  dalle costruzioni gotiche, entrambe facce della stessa spiritualità”. Sempre scorrevole e a tratti pure avvincente, la narrazione traccia così anche un personale “processo formativo”, di cui  si comprendono appieno  il senso e il valore,  quando in età avanzata la memoria ne riepiloga l’intero tragitto.  Come del resto avviene nel toccante capitolo “Ai tempi  di Virgilio”, allorché Giorgio, in uno dei suoi periodici ritorni isolani, a distanza di tempo, rivede l’anziano professore di italiano e latino e insieme, nel mezzo della conversazione, cominciano a declamare, commossi, a parti alternate, la prima Bucolica.  E ancora quando al protagonista, in veste di presidente di commissione agli esami di Stato, tornato nel suo Liceo, il giorno della prima prova scritta, confondendosi con la vociante schiera del candidati, “per le antiche scale, in un originale salto indietro  nel tempo, … parve di rivedere tutti i suoi compagni, persino quelli che facevano tante assenze” e passate singolarmente in rassegna, “queste figure, non scalfite dal tempo, ad un certo punto  sembrava che si accalcassero  su un unico fotogramma, come se si volessero contendere  il posto migliore nei ricordi di Giorgio che in un attimo capì ciò che caparbiamente non aveva inteso per anni. Ma la vita non prevede esami di riparazione”. Quindi, con un finale ad effetto, lasciato l’insegnamento per raggiunti limiti di età e dedicatosi alla rilettura dei classici (“possibilmente nell’edizione utilizzata al liceo”) e all’attività di volontariato, Giorgio  immagina il suo ultimo viaggio da Perugia  a Licata, accompagnato, attraverso i luoghi a lui più cari,  dalle musiche di Tchaikovsky (oltre che di Bach e Mozart), specificamente il Souvenir d’un lieu cher e l’ Allegro con grazia della  Sinfonia n.6, nel  quale “gioia, malinconia e mestizia si alternano in maniera armonica”. Proprio all’incrocio con la via Gatì, a Licata, ultima sosta prima della Cappella dei Cappuccini al Cimitero Vecchio, s’intravede “una figura femminile in là con le primavere”, affacciata sulla via per l’estremo saluto. E’ Tresa che, ripetendo i gesti di quel lontano primo incontro, raccolte “tutte le sue forze residue, fece una corsa verso la porta dell’altra casa. Si fermò un istante davanti al suo ingresso, volgendo lo sguardo alla salma e portandosi le dita della mano destra alla bocca; quindi sparì assieme ai suoi ricordi”. Di per sé, come vicenda autobiografica alquanto usuale, sarebbe ascrivibile al filone dei cosiddetti  libri “domestici”, se non ci fosse appunto quel “rappezzo” inventivo che le conferisce dignità letteraria di apprezzabile qualità e, nei momenti più riusciti, anche  d’intensità emotiva, con il valido supporto di una scrittura consapevole e controllata nel dosaggio tra tonalità delicate e più realistiche.   

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Salvatore Sorriso, Musiche di Tchaikovsky,  ilmiolibro.it, 2012 (distribuito anche da Feltrinelli).

 

3. Splendido, meraviglioso. L’ho letto quasi tutto di fila. Una magnifica vena poetica e uno sguardo sulla realtà da vero scrittore. La scrittura, poi, è coinvolgente e ricca di fantasia.

Augusto Ancillotti

Professore Ordinario  di Linguistica Generale all’Università di Perugia

 

4. Il racconto, affascinante, si inserisce degnamente nella tradizione meridionale dei Verga, Capuana, Lampedusa, Consolo.

Antonio Carlo Ponti Critico letterario

 

5. Un libro che mi ha dato tanto, scritto con un linguaggio piano e godibile, con personaggi e situazioni coinvolgenti. Un po' prosa e un po' poesia anzi poesia in prosa e prosa poetica. Un libro che ha sollecitato curiosità e approfondimenti, ilarità e malinconia.

Angelo Veneziani

Presidente dell’associazione “Il Corimbo” e della giuria del Premio Letterario “Città di Perugia”.

 

 

6. Il campo di grano e le musiche di Tchaikosky

 L’aria è calda. In cielo volteggiano le rondini arrivate da poco. Si stagliano nette su un cielo di un azzurro intenso e interrotto da nulla. Solo cielo e solo blu. Più un basso una striscia gialla, intensa quanto il sole, che brilla. A tratti, è bianca, tanto è accecante. E poi ci sono le zone più scure. Da lontano non si vedono bene, bisogna avvicinarsi quel tanto che basta ed allora si vedono. Sembrano partire dal nulla ed iniziano sul limitare del campo di grano, poi si dirigono verso l’interno e prendono mille strade. A volte si incrociano, a volte fanno dei giri concentrici e poi svaniscono. Su tutto vibrano le note di Tchaikosky. Ecco la meraviglia di questo libro, che racconta la vita o meglio le vite nel loro scorrere attraverso le pieghe del tempo: anni, storia che diventa storie, quando si infila nelle pieghe della vita della gente. E su tutto, oltre la musica, la penna lieve dell’autore, il suo tratto gentile e dignitoso quasi d’uomo d’altri tempi, che racconta in maniera impeccabile e puntuale, la vita del protagonista e quella di chi lo accompagna. Romantico, avvincente, semplicemente splendido campo di grano gravido di vita.

Anna Russo, scrittrice.

         Autrice di diversi libri di successo, editi da Einaudi, Mursia, Salani,  di cui alcuni tradotti anche in altre lingue. Ha vinto  due volte il premio internazionale del Campidoglio “Stefano Gay-Tachè”.

 

7. Il Verismo del Terzo Mllennio


Il primo a porsi il problema è stato il critico letterario Carlo Antonio Ponti, affermando che il racconto si colloca bene sulla scia del miglior verismo della Sicilia, terra d’origine dell’autore, come testimonia il suo inconfondibile accento.

Che ci sia del Verismo lo dicono i personaggi, i luoghi, le circostanze e il linguaggio adoperato; ma, è  anche altrettanto vero che il grosso del racconto suona melodie recenti, sconosciute.

 Secondo me si tratta di un Verismo nuovo, diverso, che non umilia né condanna gli umili. I vinti di verghiana memoria qui non esistono, se non come figuranti sul palcoscenico della vita, con la stessa dignità degli altri.

 Ad esempio, Purpuchiroti, l’accattone portavalige, e Mba Luici, l’omino che fa lunghi discorsi con la somara poiché è l’unica che non lo contraddice mai, hanno identica  rilevanza narrativa dei padre Conti e padre Pontillo o dell’avvocato Reperito.

Egualmente, il parlarsi addosso di Carminello è riportato con la stessa enfasi e, direi, con eguale rispetto del  dibattito secolare della Patristica e Scolastica sulla presenza di Cristo nell’Eucaristia.

Senza, con ciò, voler fare d’ogni erba un fascio, sembra che si intenda affermare che gli uomini, nella loro intima essenzialità, sono eguali, perché discendenti dallo stesso Ente Supremo.

 E’ il Verismo del Terzo Millennio, versione letteraria della globalizzazione, della migrazione dei popoli, di una società nella quale tutti hanno diritto a una speranza, che si concretizza anche attraverso un barcone sgangherato, sul quale questi migranti dalla pelle intensa si sentono come su navi da crociera.

 Un Verismo che, nelle  sere invernali, già si avverte nelle periferie delle metropoli come nei borghi sperduti; un Verismo che la Storia ci sta imponendo a nostra insaputa.

 

8. Un romanzo storico di alto spessore

di Giuseppe Cantavenere

Scrittore

 

Il nome era Chiara, un bel nome, di cognome faceva Cantoni, un cognome raro per il Sud, per Licata, dove Chiara era nata nei primi anni del 1900.Un cognome che finiva con la i, di probabile origine Garibaldina, avendo soggiornato a Licata un manipolo dei Mille al comando di Bixio e Menotti Garibaldi.

Chiara era bella e assennata; i lineamenti fini; i capelli raccolti a tuppo. La buona situazione economica della famiglia non risente degli effetti della Prima Guerra Mondiale. Chiara, che aveva visto morire tanti suoi conoscenti, fu risparmiata dalla Spagnola, che mieté migliaia di vittime tra il 1917-19 in tutta Europa. Chiara era destinata a un buon partito. A diciott’anni concesse la sua mano ad Angelo, un giovane elegante e determinato. Miles, una famiglia agiata.

Si sposarono, Chiara ed Angelo, era il 1922, l’anno della marcia su Roma, nella chiesa di San Domenico. “Erano fatti l’uno per l’altra”. C’è felicità di raccontare nelle pagine di questo romanzo , Musiche di Tchiakovsky, di Salvatore Sorriso. È piacere. Lo stesso piacere che prova il lettore.

Nel giro di tredici anni a Chiara ed Angelo nacquero sei figli, quattro femmine e due maschi, ai quali mamma Chiara seppe trasmettere una sana educazione religiosa. Angelo non nascondeva le sue simpatie fasciste, e favoriva la partecipazione dei figli ai rituali del regime. Una bella famiglia. L’autore è bravo nel descrivere caratteristiche somatiche e psicologiche di ciascuno.  Ma Angelo sa che a crescere i ragazzi sarà Chiara: la nefrite contratta da militare se lo porterà via la notte di natale del 1940. Aveva 42 anni. Sono pagine intense che Sorriso sa governare con mano ferma, sentimenti che mai debordano in sentimentalismo.

Con la morte di Angelo la casa si era svuotata, e la famiglia priva di una entrata; Chiara, uno dopo l’altro, ritirò i figli, che promettevano bene, da scuola. Chiara, superato il dolore e lo scoramento dei primi tempi, radunò il discreto lascito del marito e aprì un forno. La barca era partita.

Il romanzo acquista ora una coralità rappresentativa. La notte del 10 luglio del ’43, lungo la fascia costiera di Licata, sbarcano gli angloamericani. Il centro abitato nei giorni precedenti ha subito notevoli ferite a opera degli Stukas americani. Zatteroni approdati sul litorale vomitano mezzi corazzati, i Rangers, che mordono la terra diretti verso la città. Protagonista è la popolazione, che, per sfuggire ai pericoli, abbandona le proprie abitazioni riparando verso i paesi dell’interno. Chiara e i  ragazzi si dirigono a Campobello di Licata, dove trovano ospitalità presso una famiglia amica. Ha ritmo il racconto dello sbarco, il lettore assiste ad avvenimenti che entreranno nella Storia.

Con ricchezza di particolari e proprietà di linguaggio, l’autore ci racconta le avventure dei ragazzi di due quartieri di Licata, le battaglie a sassate nel fiume Salso, pagine amene che ci ricordano il Capuana di Scurpiddu; e sbozza personaggi buffi e originali di contorno che danno leggerezza al racconto: Purpuchiroti (polipo con le ruote), l’accattone porta valigie, gigante scalzo e eternamente affamato.

Carminello il maltese, che ci ricordano gli strambi tipi di Gianni Celati, il Palazzeschi del Palio dei buffi. ‘Mba Luici, il trasportatore di frumento e farina,  la dura fatica dei mietitori e spigolatori, che fa pensare a Corrado Alvaro, a Verga. Un’umanità povera, di stampo verista; ma questi personaggi, ritagliati con affetto, non sono i vinti di Verga. Voglio qui, a tal proposito, azzardare un paragone, tra la Provvidenza, la barca dei Malavoglia, che naufraga col suo carico umano in una notte di tempesta e Betta, l’asina laboriosa e obbediente, che stanca, spossata, continua a tirare la carretta col suo carico di frumento e farina, per guadagnarsi la sua razione di fave e crusca. Un verismo alleggerito dall’ironia che fiorisce spontanea sulle labbra della gente del Sud e che ci ricorda il Quasimodo di Lettera alla madre.

Nel quartiere dove vive, Giorgio conosce l’amore: è una ragazzina di dodici anni, Teresa, ma la chiamavano Tresa, bambina e donna, ingenua e scaltra. “Dava la sensazione di una gatta, i capelli, lisci, erano color miele di acacia, la pelle bruna. Il seno appena accennato dava all’intera figura un tocco di grazia naturale, di qualcosa che arrivava senza che qualcuno l’avesse cercata.” Ha mano lieve l’autore nel cogliere gli stati d’animo, i palpiti, i primi approcci segreti: la fanciullesca vicenda amorosa è accennata più che descritta. Finché il gioco si fa serio e Giorgio  rischia di rimanere impigliato: la famiglia, la vita monotona del paese. Ma lui ha dei progetti in testa, aspirazioni da realizzare. Trova il coraggio: deve partire, deve andare a Napoli per proseguire gli studi. Un amore destinato a finire. Tresa si toglie la catenina con una piccola croce, la mette al collo di Giorgio .che è preso alla sprovvista. Abbassa gli occhi mortificato. Per terra vede un cerchietto di quelli che si usano per stendere la biancheria, gliel’infila delicatamente al dito. Tresa si sposa, ebbe tre figli, ma quel cerchietto lo metterà al dito per tutta la vita. cinque anni dopo, Giorgio ritorna a Licata per frequentare il primo anno di Liceo Classico dove si inserisce senza difficoltà, guadagnandosi la simpatia dei docenti, di uno in particolare. Lo andrà a trovare trent’anni dopo, vive in campagna con la bella moglie. Salvatore (Totò) Amato insegna italiano e latino. È un docente preparato e puntiglioso, i baffi di carbone, i folti capelli incollati di copiosa brillantina. Il preside Totò Malfitano (Totò l’africano), “uomo nero e riccioluto” e l’elegante e eclettico Angelino Biondi , dai baffetti curati e dispettosi. Passano gli anni, altre esperienze, il tempo è maestro di vita, altri amori. Lidia, più grande di Giorgio, scaltra e voluttuosa; Daniela “dagli occhi verdi ed espressivi” la ragazza matura da sposare. Ma a un passo dalle nozze il fidanzamento si rompe. Le avventure d’amore tuttavia non distolgono dagli studi Giorgio, motivato, deciso a raggiungere il traguardo che si è prefisso. Giorgio, sappiamo, è dotato di “spirito pratico, è aggraziato e gentile”. Conseguita la laurea, Giorgio è docente incaricato all’Università di Catania, poi vince la cattedra di Chimica Fisica all’Ateneo di Perugia. Ora è tempo di mettere su famiglia. Finalmente incontra la sua donna: sull’espresso Milano-Siracusa. Si chiama Marilena, proviene da Ferrara, dove insegna Scienze Naturali, complice Il giardino dei Finzi Contini, che lei ha iniziato a leggere in treno e che Giorgio ha già letto,   Giorgio e Marilena simpatizzano. Pochi mesi dopo si sposano nel Duomo di Cefalù. Il matrimonio è allietato dalla nascita di tre figli: Chiara, come la nonna paterna, Federica, come quella paterna, e Angelo come il nonno e lo zio. L’Umbria dalle dolci colline, ricca di tesori d’arte, mitiga i ricordi dell’infanzia siciliana. Ma per un soprassalto di nostalgia, Giorgio-Salvatore decide di venire in Sicilia come presidente di commissione agli esami di maturità al suo liceo. Risalire le antiche scale consumate di Via S. Francesco, rivedere i suoi professori con i capelli bianchi, i compagni di classe. Era ieri o un secolo fa? 2Figure che si accalcavano in un unico fotogramma. In un attimo aveva capito ciò che, caparbiamente, non aveva inteso per anni. ma la vita non prevede esami di riparazione.”

“Eppure Giorgio a Licata c’era venuto, com’era solito, meno di sei mesi prima. L’aveva percorsa rione per rione, spulciandola come un libro rimasto chiuso a lungo. I suoi compagni di scuola, dei negativi di foto in bianco e nero. Degli anziani non rimanevano che vecchi ritratti su ceramica, sbiaditi dal sole e offesi dalla pioggia, allineati su viali senza nome.”

Andato in pensione, ora Giorgio cominciava a vedere davanti a sé l’ombra del Creatore. Riprende in mano i libri dei classici del liceo. Chiuso nel studio, come chi è arrivato all’ultimo chilometro della sua strada, Giorgio comincia a preparare il suo testamento; ai suoi figli, di tanto in tanto, giungevano accenni di musica. Tra Perugia e Licata, entrambe amate, decise che le sue spoglie riposassero per sempre a Licata, nella tomba comprata all’insaputa di tutti: da una parte avrebbe scorto il mare, dall’altra il fiume nelle sue battaglie di contrada.

È l’ultimo capitolo che dà il titolo al libro. Intenso e toccante, ci ricorda il finale del Gattopardo, con l’arrivo della bellissima vecchia signora dai capelli bianchi, tanto attesa, e Tolstoj, La morte di Ivan Il’ic, e il crepuscolare Gozzano di Totò Merumeni (Un giorno è nato/un giorno morirà).

Trascorrono alcuni anni, sta per finire l’inverno. Secondo precise disposizioni, Angelo aprì la busta con le ultime volontà del padre. L’estremo viaggio. La salma, avvolta da una selva di fiori bianchi, accompagnata da musiche di Tchaikovsky, percorre corso Vannucci, oltre l’arco etrusco accoglie il saluto di suoi ex colleghi. Arrivato in Sicilia, passa per Catania centro, per un saluto a Lidia. Punta su Siracusa, per un saluto a Daniela. Ma né l’una né l’altra sono a salutarlo. “Era una tiepida mattina di marzo.” Delle lucertole e dei passeri nemmeno l’ombra. La cerimonia religiosa si svolge nella chiesa nuova di Sette Spade, il celebrante vestito di bianco. “Il figlio lesse un foglio con il quale il padre pregava i presenti di non essere tristi, perché quel passaggio portava agli immensi prati del cielo.” Il corteo passò per il corso Filippo Re Capriata, davanti alla casa di Giorgio. Qui si fermò per il cambio dei portatori. Nel silenzio si udì un singhiozzo di pianto. Nel vicolo dirimpetto un’anziana signora, i capelli tinti, un vestito a fiori fuori moda “seduta su una vecchia sedia, si alzò. Levò due dita al cielo in un cenno di arrivederci. Stringeva un cerchietto di acciaio consumato dalla soda, che non si era mai tolto dal dito. Si portò le due dita alla bocca, le baciò e scomparve assieme ai suoi ricordi.”

Un romanzo storico di notevole spessore.